L' orologiaio di Brest

aghilarre (20/11/2025) - Voto: 5/5
Penso di concordare quello che ha scritto Carla. Il commissario Ricciardi aveva (avra?) una fine di storia con una continuità della vita del commissario stesso. Qui non succede,dovremmo aspettare un secondo libro per dire fine? Penso di si. Sul valore della trama l'ho trovate avvincente come i maggiori successi di De Giovanni
Clara (17/11/2025) - Voto: 4/5
Non dò il massimo del punteggio per due ragioni: la prima è che si fa fatica a distinguere i salti temporali, si poteva indicare all'inizio del capitolo il periodo in cui si svolge la storia e la lettura sarebbe stata più comprensibile, invece ho fatto fatica a capire quando la storia era raccontata al passato e quando al presente. La seconda è che non c'è un finale: va bene un epilogo aperto che prelude un secondo libro, ma qui sembra proprio che manchi un capito, quindi la storia rimane in sospeso e a mio avviso un libro deve avere comunque una conclusione. Per il resto mi è piaciuto molto perchè la trama è molto avvincente e a questo punto spero esca presto il secondo libro per capire come va a finire.
GIUSEPPE (07/11/2025) - Voto: 5/5
Romanzo bellissimo, storia avvincente, da leggere tutta d'un fiato. De Giovanni non delude mai!
Bruno Izzo (05/11/2025) - Voto: 4/5
Nel “L’orologiaio di Brest” lo scrittore indossa il camice e i microstrumenti di un abile orafo; chino sul banco di lavoro, cesella con la sapienza e maestria di un artigiano di rara valenza un racconto delizioso. Nel quale fatti e personaggi si armonizzano, scorrono e si sincronizzano come in un antico e prezioso meccanismo di fine orologeria, che detta i tempi delle plurime vicende narrate. Una storia che scorre fluida su piani logici e consequenziali, coincidenti e concomitanti con gli stati d’animo dei protagonisti, in tal modo l’autore assume a protagonista il tempo, l’attuale, e i tempi, quelli trascorsi. Delinea davanti agli occhi del suo lettore una sorta di cold case, una indagine condotta dai protagonisti principali su un’epoca passata, una delle più tragiche vissute dalla repubblica, che venne denominata in seguito come quella degli “anni di piombo”. Maurizio De Giovanni di questo racconta nel suo libro, delle scelte di quei tempi, dall’una e dall’altra parte, nel bene e nel male, lo scrittore discetta sul valore delle scelte che si compiono nel corso dell’umana esistenza. Scelte che incidono nel presente dei due giovani protagonisti, essi sono il risultato delle oscure scelte di vita dei propri genitori, sono alla ricerca della Verità. La Verità è qualcosa di essenziale per un animo Buono e Giusto, è la radice, l’origine stessa delle cose, l’altro nome del Bene. Solo che dietro ed al di sopra di ogni scontro, ogni guerra, ogni terrorismo, sussiste un Potere Occulto, crudele, diabolico, una vecchia serpe antica come il mondo, che muove le singole pedine sul campo di battaglia, stringendole tra le sue spire a loro stessa insaputa, perché permanga uno status quo di detenzione del Potere Assoluto nelle mani di pochi mefistofelici eletti. Un ingranaggio demoniaco, da combattere e da detestare: che ha i suoi punti di usura, scegliendo su quale agire, lo si blocca o lo si riavvia. Secondo come si vuole agire: come sempre, è una questione di scelte.
Cabbo (02/11/2025) - Voto: 2/5
Era già successo con il precedente romanzo di De Giovanni, "Il pappagallo muto": per conoscere la fine bisogna aspettare che esca un altro libro, e nel frattempo avremo dimenticato il filo della vicenda. Non si fa così.