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L' Agnese va a morire
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elide apice
(26/04/2021) -
Voto: 5/5
Agnese è forte, è decisa, è ormai arrivata alla mezza età facendo un lavoro duro, la lavandaia. Agnese abbraccia la resistenza e non per vendetta. L’abbraccia perché è giusto così, bisogna essere dalla parte degli oppressi. Glielo ha insegnato suo marito Palita, comunista e per questo arrestato e avviato alla deportazione ed è per lui e nel suo ricordo, è morto durante il viaggio di dolore, che Agnese inizia una nuova vita di assenza sempre più legata alla gatta di Palita, ultima testimonianza di un pezzo di strada vissuto insieme. Un soldato tedesco, per “gioco” e per disprezzo, un terribile giorno, uccide a bastonate la gatta distruggendo la fragile apparente tranquillità di Agnese che reagisce con forza sovraumana e con violenza mai immaginata. Il calcio del mitra diventa strumento di offesa, Agnese colpisce con tutta la rabbia accumulata in quegli anni di ingiustizie e crede di averlo ucciso, scappa e si unisce ai partigiani. Le Valli di Comacchio fanno da scena al nuovo percorso di vita nei mesi che precedono la liberazione d’Italia da parte degli alleati. Si prende cura degli altri, Agnese, cucina, lava fin quando decide di diventare una “staffetta”iniziando i lunghi percorsi di pericolo per raggiungere i partigiani e consegnare messaggi. E’ proprio lungo uno di questi percorsi che , all’improvviso, incontra proprio quel soldato che non ha ucciso. Lui la riconosce e le spara, così, senza un attimo di ripensamento. Di Agnese, uccisa in un giorno d’inverno, non resterà che una chiazza di sangue nel bianco della neve e “un mucchio di stracci”. Di Agnese resta il profondo senso di giustizia, il sacrificio per la libertà, l’eccezionale umanità. Agnese ci insegna a resistere, a chiederci: “Cosa posso fare io?”, ci sprona a metterci in gioco perché “un mondo migliore è possibile”.
Stefania
(25/04/2021) -
Voto: 5/5
Mi ha sempre affascinato tanto la letteratura sulla Resistenza, ciò che più mi attrae è la capacità di condivisone degli stessi valori, l'amore per la causa, la volontà di dare la vita per essa. Questo romanzo, fin dalla scelta del titolo, è un romanzo votato al sacrificio, quanto veramente si è disposti a dare? Agnese è, inconsapevolmente, pronta a tutto, anche ad andare a morire. È interessante il giudizio che dá Vassalli: "una delle opere più limpide e convincenti che siano uscite dall'esperienza storica ed umana della Resistenza [...]. Come se tedeschi e alleati fossero presenze soffocate di un dramma fuori del tempo e tutto si compisse invece all'interno di Agnese, come se lei sola potesse sobbarcarsi il peso, anzi la fatica della guerra [...]." Agnese è pronta a sobbarcarsi il peso della guerra, un peso che con maestria l'autrice riflette nel suo stesso aspetto fisico: l'Agnese è una donna dal fisico robusto, è pesante, vecchia, si stanca facilmente, eppure paradossalmente non avverte mai la stanchezza per tutto ciò che fa; audace, coraggiosa, meravigliosa, i suoi pensieri sono sempre rivolti al prossimo, anche i suoi stessi sbagli sono "errori di troppo coraggio". Quando lei arriva tutti le vanno incontro "come se fosse arrivata la mamma".
Je
(25/04/2021) -
Voto: 5/5
Lo stile "vintage" ma semplice mi ha rapito, accompagnandomi tra gli avvenimenti della Resistenza nella Bassa, al fianco di un'eroina anomala.
Matteo
(14/06/2020) -
Voto: 5/5
Uno dei libri più coinvolgenti che abbia mai letto sulla Resistenza. Nella sua semplicità, suscita emozioni molto forti: il mio cuore batteva all'unisono con quello malconcio dell'Agnese. Consiglio assolutamente.
Attilio Alessandro Bollini
(25/05/2020) -
Voto: 5/5
Non un libro ma un monumento della nostra Storia recente. Da leggere e rileggere, ogni tanto, pensando alla fine che abbiamo fatto ora, politicamente!!!
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