Storia di una famiglia perbene

Lettrice (13/05/2020) - Voto: 5/5
Bello tutto, storia, stile e ambientazione. Un libro che sento vicino. Complimenti all'autrice
Virgilia (12/05/2020) - Voto: 4/5
Sono nata anch'io in quel periodo, gli anni descritti nel libro quindi li ho vissuti in prima persona come la protagonista Maria. Come lei, anch'io due fratelli. Mi sono subito innamorata di questa storia, già dalle prime parole. Cioè Maria, il malessere, la sua terra e la difficoltà di sottrarsi ad un mondo costellato dai soprusi. Infine, c'è Michele Il ragazzo che le farà compagnia traghettando la dall'infanzia all'adolescenza. Regalerò sicuramente questo libro.
Marco (11/03/2019) - Voto: 5/5
tutto il libro è il grande affresco di una società con i suoi riti e i suoi miti, le tradizioni (le masciàre e le mascìne), i suoi costumi, gli usi e gli abusi: il quartiere S. Nicola a Bari non è un ghetto ma un microcosmo difficile da penetrare e comprendere per chi lo guarda dal di fuori, fermandosi su quella specie di linea di confine che è Corso Vittorio Emanuele e che separa fisicamente (e appositamente, bisognerebbe aggiungere, perché l’architettura e la struttura urbanistica non sono state concepite casualmente) Bari Vecchia da Bari Nuova, costringendo la città a vivere con un’anima spaccata in due, in un perenne stato di bipolarismo sociale che, negli anni, non ha risparmiato i suoi abitanti. Anche oggi, oggi che il quartiere ha subito una profonda riqualificazione, ancora oggi, chi viene da fuori si sente estraneo: cammina tra i vicoli seguito da tanto d’occhi che si chiedono chi sei, perché non ti hanno mai visto prima? Da dove vieni? E tu… e io, che ci torno periodicamente come in pellegrinaggio per rivedere la casa, la scuola, i vicoli dove mia madre è nata, cresciuta, ha giocato, la chiesa che ha frequentato (la stessa in cui si sposa il fratello della nostra protagonista) rispondo: “Appartengo a chidd de li Biund” ‒ perché ogni famiglia, nel quartiere, ha il suo soprannome, ce lo ricorda anche l'autrice ‒ per rassicurarli. E ciononostante la diffidenza c’è. Ed è palpabile.
Levi (07/03/2019) - Voto: 4/5
La prima cosa che ho letto su internet dopo aver terminato il libro è che Rosa Ventrella, autrice di Storia di una famiglia perbene, è la copia barese di Elena Ferrante. Qualcuno addirittura urla al plagio. Momento di silenzio. Tre secondi di esitazione. Forse due. No. Non è vero. Non è per niente vero. L'unica cosa che accomuna le due scrittrici è l'italianità che emerge dalle loro pagine, la capacità di raccontare personaggi reali in contesti reali dove il bello non è necessariamente bello e dove la realtà è nuda, cruda e tagliente, proprio come nei vicoli più stretti della nostra Italia. La storia che Rosa ci propone nel suo romanzo è la storia di Maria, una bambina che ha paura solo di suo padre e che con i suoi occhi neri che bruciano affronta la vita dei vicoli della Bari vecchia degli anni Ottanta. Fin dall'inizio si percepisce il dolore che prima o poi esploderà in uno dei capitoli, e mentre il lettore continuerà a chiedersi in quale capitolo arriverà il colpo al cuore, il dolore ti è già passato sotto agli occhi.
Mic72 (01/05/2018) - Voto: 5/5
Venduto già in tutta Europa e venduti i diritti cinematografici! Che dire di questo autentico gioiello. L'autrice ha confezionato un vero capolavoro, un romanzo corale che ha la tempra delle migliori storie che si siano mai lette o viste sul grande schermo. È facile pensare che ne verrà fuori un film straordinario dal sapore dolceamaro delle pellicole di Scola... una scrittura unica e un ritmo incredibile per un romanzo tra i più belli che un autore italiano abbia saputo donare! Non si può non leggere!!!!