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L' uomo senza un cane
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ferdi
(16/07/2009) -
Voto: 3/5
tanta tensione, forse pure troppa (ma assolutamente conseguente alla trama), sia narrativa che emozionale. Poi scioltasi nelle ultime pagine, quasi gettate via... Comunque un bel romanzo al di la' del genere, una drammatica e triste saga familiare, borghese quanto basta x essere devastante! Simpatico il giochetto dei punti con Dio...quanti di noi lo hanno praticato da bambini! Unico neo: tra tutti i nomi italiani Nesser ne ha scelto uno orribile!
Massimo F.
(30/03/2009) -
Voto: 4/5
Una bella sorpresa: un libro ottimo, veramente. Interessante la storia (con quel tanto di torbido, che intriga), credibili e ben equilibrati i personaggi, fluida la trama. Una lettura piacevole per un thriller di gran classe. Consigliatissimo.
luigi
(22/12/2008) -
Voto: 5/5
Bello. Bel libro, coinvolgente, emozionante..nulla da dire, insomma un bel libro davvero. Vivamente consigliato. Inoltre, è bello anche perchè descrive il "colore" della Svezia.
Silvia
(13/12/2008) -
Voto: 5/5
Un ottimo giallo condito con una piacevolissima ironia che non si riesce a lasciare. L'ho letto qualche mese fa e lo regalerò a Natale perché penso che sia il romanzo che l'autore meritino un pò di pubblicità. Viva la Svezia!
Gian Paolo Grattarola
(25/06/2008) -
Voto: 3/5
Gunnar Barbarotti indaga. Ed anche noi che abbiamo un po’ troppo presto in sentore, circa a metà del libro, del tragico destino dei due scomparsi. E poco importa tuttavia, poiché ci succede di seguire, attraverso le pagine di Nesser, l’evoluzione delle indagini di questo ispettore malinconico e romantico, con la stessa buona disposizione di spirito con cui incontrando una brava persona, si abbassa volentieri la guardia dell’analisi critica. Compiacendoci piuttosto di rinvenire in lui caratteristiche, abitudini ed atteggiamenti che ce lo rendono accattivante. Dopo aver atteso impazienti per molte pagine che la storia dia un qualche segno di dinamismo o che l’autore ci fornisca almeno un’indicazione del tragitto che intenda percorrere, il lettore si lascia abbacinare dall’ipnosi di una narrazione dilatata e da un ritmo angoscioso che gradualmente lo introduce all’interno di una galleria di personaggi attentamente scrutati. Il libro è dunque tutto tranne che un noir asciutto, privo di digressioni e di concessioni alla suggestione fascinosa delle atmosfere scandinave. E non è nemmeno sorretto da una scrittura tesa, capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. La scrittura di Hakan Nesser è al contrario incantevolmente leggera, benché contenuta nei limiti di un vocabolario tradizionale. No, il complesso intreccio de “L’uomo senza un cane” si rivela esattamente come l’opera stessa di cui Robert Hermansson non riusciva a venire a capo. E’ una storia di destini, che alterna il ritratto di una fosca vicenda familiare al thriller e alla commedia spicciola della vita quotidiana di Barbarotti. Dove il modo garbato dell’ispettore, quando finalmente scopre la verità, una verità difficile da accettare e da nascondere per un poliziotto, ancorché umanamente giustificabile, convergono infine nella pietas per una persona che ha infine maturato il sogno di un’opportuna vendetta. Come si fa, quando i fatti sono raccontati in questi termini a non provare solidarietà ?
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