I bambini di Svevia

Gio (11/03/2025) - Voto: 2/5
Il titolo, se fosse stato rispettato, ci saremmo trovati di fronte ad un nobile intento: portare allo scoperto, una vicenda tristissima,andata avanti per un tempo tutt’altro che trascurabile e sconosciuto ai più Purtroppo, il tutto, resta trattato solo marginalmente Il romanzo, ruota easenzialmente, attorno alla figura di Edna,( sopravvissuta ) vecchia “wonder woman” quasi novantenne cocciuta, capace di imprese mirabolanti Il tratteggio, della sua figura, è quanto di più lontano dalla realta’ Un esempio per tutti: lei con giubbotto da biker nero con teschio che sputa fiamme a cavallo di una moto potentissima avvinghiata al biker, mentre scappano inseguiti dalla polizia Direi che si rasenta il ridicolo Una galleria di personaggi,frutto di incontri casuali, mordi e fuggi ,completamente inutili: evitabili Delusa! Peccato P.s. ho altri due romanzi da leggere, di Casagrande; mi chiedo se siano scritti allo stesso modo
Paola Treu (13/11/2021) - Voto: 5/5
Romina Casagrande in questo romanzo d'esordio racconta una storia vera: si tratta di quei bambini che nel corso di tre secoli, dal Settecento fino alla seconda metà del Novecento, venivano venduti dalle loro famiglie, molto povere, alle fiere di bestiame di Ravensburg, per andare a lavorare nelle ricche fattorie dell'Alta Svevia. Provenivano soprattutto dalla Val Velnosta e la loro età andava dai cinque ai quattordici anni; dovevano varcare il confine e affrontare un lungo viaggio attraverso le montagne, per giungere in quelle fattorie dove li aspettavano mesi di duro lavoro, esposti a costanti pericoli, e da cui spesso non facevano ritorno. L'autrice riscopre quei bambini nei diari, nelle testimonianze e nelle fonti archivistiche conservati nel museo di Sluderno, a Bolzano e li fa rivivere nei suoi personaggi di Edna e Jacob. La protagonista è Edna, una donna molto anziana, che ha vissuto grandi dolori e che, imprigionata in un forte senso di colpa, ha deciso di isolarsi dal mondo, con la sola compagnia del suo pappagallo Emil. All'improvviso e per caso, le viene data la possibilità di riscattarsi da quel complesso di colpa. Ritrova Jacob, ormai anziano anche lui, il bambino con cui ha condiviso la tragica esperienza della fattoria, e che l'ha aiutata a scappare e a salvarsi. È questo il nodo su cui gira l'intera vicenda. La loro amicizia, così come il patto che li avrebbe uniti per sempre, sono vivi nel cuore di Edna, che ora ha l'opportunità di saldare il suo debito e di raccontare a Jacob l'unica verità capace di liberarli dai fantasmi del passato e di rinsaldare il loro antico rapporto d'amicizia. E' un bel romanzo, che con una prosa elegante e suggestiva, in cui non mancano i momenti di tenerezza e di ilarità, ha saputo far luce su una pagina poco conosciuta della storia italiana, che ha lasciato un segno profondo.
Daniela (24/10/2021) - Voto: 3/5
L’ ho letto volentieri perché scritto molto bene e perché l’argomento ,a me fino ad oggi totalmente ignoto ,mi ha incuriosito. Non posso però attribuire più di tre stelle perché ho riscontrato una davvero eccessiva prevalenza delle vicende di Edna novantenne rispetto a quelle dei bambini di Svevia . Sembra proprio che l’autrice abbia voluto lasciare in sottofondo la storia cupa e crudele dei piccoli sfruttati servendosene solo per giustificare le peripezie contemporanee della protagonista ,insistendo per pagine e pagine sull’ incredibile viaggio della vecchia signora. All’inizio del romanzo Edna compare come una sedentaria anziana tutta casa e giardino,molto prestia al movimento visto che si fa recapitare la spesa a domicilio.Poi,di punto in bianco,si trasforma in una infaticabile globe trotter,percorre a piedi chilometri su chilometri,si inerpica su perigliosi sentieri di montagna ,dorme all’aperto sfidando pioggia e vento,viaggia nascosta nel bagagliaio di un pullman,viene pressoché adottata da vari soggetti “alternativi”,arriva quasi a far uso di droga,il tutto trascinandosi appresso il personaggio più simpatico del libro e cioè il pappagallo Emil,protagonista involontario di svariate avventure vissute in compagnia del suo diabolico trasportino. A dire il vero alcuni episodi,principalmente per merito di Emil,sono gradevoli e talora divertenti ma sono comunque troppi e in molti casi decisamente inverosimili. Al contrario gli episodi che vedono protagonisti i bambini sembrano volutamente ridotti ai minimi termini e mai sufficientemente approfonditi . Peccato perché il tema avrebbe avuto le caratteristiche necessarie per suscitare un vero interesse.
Nadia (23/01/2021) - Voto: 5/5
Travolgente, la narrazione racconta del passato trascinandoti nel presente non lascia spazio al respiro travolgendo il lettore in un turbine di attese arricchite con maestria di sentimento, colori e profumi... Felice di averlo letto mi appresto a rileggerlo per assaporarne più attentamente il paesaggio e i personaggi nonchè farmi donare una penna di Emil :-)
Laura (02/01/2021) - Voto: 5/5
A chi è piaciuto "il treno dei bambini" piacerà anche questa storia, del tutto ignota, dei bambini poveri altoatesini "venduti" come lavoranti nelle ricche fattorie dell'Alta Svevia (Germania). Dal '700 alla 2^ Guerra Mondiale bambini tra i 5 e i 13 anni, a migliaia, affrontarono a piedi più di 250 km in pericolosi sentieri di montagna su vette di 1900 m., per raggiungere il luogo dove avrebbero lavorato fino allo sfinimento, mangiato poco, percepito una paga irrisoria, e spesso senza neanche tornare a casa. Abusi e soprusi subiti in silenzio, rivenduti più volte. La storia raccontata è anche un viaggio di formazione di una donna molto anziana, che ripercorre quel viaggio infantile, liberandosi delle paure, dei ricordi violenti, che ritrova una nuova ragione di vita. Impara molto in questo viaggio, incontra molte persone aperte e disponibili, impara ad apprezzare le diversità. Bel libro.